Plastiche britanniche colpite dalla guerra
British Plastics Federation (BPF), l’associazione britannica che rappresenta la filiera della plastica, ha tastato il polso del settore sugli effetti negativi della guerra in Iran attraverso un sondaggio al quale hanno risposto 104 manager di altrettante aziende. I risultati sono interessanti, anche se non sorprendenti: le aziende lamentano diffuse carenze di materie prime accompagnate da forti aumenti dei costi, una situazione che i dirigenti più esperti del settore definiscono senza precedenti. Scendendo nel dettaglio, il 58% delle imprese intervistate ha segnalato un impatto “grave” o “significativo” sulle proprie attività e la quasi totalità, il 98%, ha registrato aumenti dei prezzi delle materie prime o dei costi operativi. Una situazione destinata a peggiorare nei prossimi tre mesi per il 68% degli intervistati. Inoltre, sei imprese su dieci hanno visto ordini posticipati o cancellati. L’impatto, afferma BPF, non riguarda soltanto la disponibilità di polimeri vergini, ma anche quella di additivi, masterbatch, componenti, macchinari e attrezzature, senza dimenticare i maggiori costi del trasporto e della logistica.
